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Community reale

La domanda che mi sto ponendo in questi giorni è se e come sia possibile utilizzare strumenti sociali per un qualcosa che si vive nel reale.

Nel mio caso tutto parte con l’adesione ad un GAS (Gruppo Acquisto Solidale). In un gruppo di acquisto l’interazione fra i partecipanti è una delle componenti più importanti, proprio per la natura stessa del gruppo. Normalmente questa avviene l’ultimo giovedì del mese, come riunione di tutti i componenti con la discussione di un ordine del giorno. Le riunioni sono sicuramenti fondamentali (ieri per esempio abbiamo fatto l’assaggio della pasta biologica e con l’occasione ci siamo ritrovati con un tris di primi, un secondo e tre dolci!), ma quando il numero di persone comincia ad essere elevato, la confusione non permette di gestire alcune cose al meglio.

Per prima cosa per il GAS è stato creato un gruppo su Yahoo!, chiunque voglia partecipare si iscrive e cominicia a ricevere le mail con le comunicazioni. Questo gruppo ha un duplice scopo, tenere traccia degli iscritti e inviare comunicazioni inerenti all’attività del GAS.

Ma è sempre un invio di mail a più persone e i thred delle conversazioni si riversano nella casella di posta di ogni partecipante. Più la conversazione viene portata avanti, meno i partecipanti riescono a seguirla.

Si è pensato quindi al blog, come fonte di informazione e di conversazione tra i partecipanti. Una possibilità di interazione non in tempo reale, ma che permette a chiunque di osservare le attività del gruppo e di commentare le informazioni che vengono date.

Inoltre, chiunque del gruppo più crearsi un account su wordpress e chiedere di poter postare sul blog (o meglio, inviterò i membri del gruppo ad iscriversi su wordpress), in modo da condividere al meglio le informazioni di cui può disporre.

Il problema che ho riscontrato, in questo caso, è una sorta di timidezza, dettata dalla non conoscenza del mezzo, la risposta tipica quando dico che postare sul blog è una semplice e alla portata di tutti è “si per te è facile, visto che sei informatica!”. E si può continuare a cercar di far capire che è un strumento, basta imparare i comandi, ma finchè non c’è l’utilizzo reale non c’è la comprensione.

Il blog dovrebbe servire anche da mezzo per poter gestire in maniera più semplice ed automatica gli ordini. Dopo aver provato varie soluzioni di input attraverso form, dovrò tornare al foglio di calcolo di Google Docs sharato tra i componenti del gruppo, dove ognuno farò quello che ora fa sulla stampa cartacea dello stesso, cioè indicare le quantità dei vari prodotti sulla colonna in cui apporrà il nome. Il problema in questo caso non è chi crea l’ordine, ma chi lo riceve. Il caseificio di formaggi biologici vuole il foglio excel in un certo formato e le mie semplificazioni per gli utenti non permettevano una formattazione equivalente.

Non sono molto convinta della cosa, ma per ora metterò online questa soluzione, in attesa di trovare qualcosa di alternativo.

Vorrei alla fine arrivare a realizzare una community, aperta ai soli iscritti, che permetta di gestire un calendario con le scadenze, faccia comunicare i componenti tra di loro in maniera semplice ed interagisca con blog ed ordini.

La palla che lava

Da Luglio il nostro bucato è passato attraverso vari stadi di utilizzo di detersivi ed affini.

Il primo passo è stato il detersivo alla spina per evitare il contenitore di plastica.

Il secondo passo è stato il detersivo alla spina biologico, con tensioattivi di origine vegetale, in modo da tentare di avere un impatto ambientale non più legato alla chimica, ma solo a materie vegetale, più biodegradabili.

Il terzo passo è quello di non usare più i detersivi ma strumenti alternativi. Nel mezzo la prova delle noci di saponina, che se da una parte sono completamente vegetali, dall’altra il loro commercio sembra contribuire al disboscamento dell’India.

Da qualche giorno sto facendo il bucato con la Biowashball

La biowashball è una palla di plastica con all’interno delle sfere di ceramica.

La descrizione sul sito recita:

“Rispetto ad un processo di lavaggio normale, la sfera di lavaggio Biowashball diminuisce i rischi di allergia correlati con i detersivi, elimina i microrganismi, apporta benessere, fa risparmiare e preserva la natura.

- Benessere: nessun effetto secondario dovuto ai residui di detersivo sulla biancheria.

- Antibatterica: sopprime i microrganismi patogeni.

- Economica: elimina l’uso dei detersivi (circa 1000 € di risparmio in 3 anni su una base di un lavaggio/giorno), risparmio di elettricità (lavaggio a una temperatura massima di 50° per tutta la biancheria, anche quella bianca).

- Ecologica (senza fosfati): preservazione dell’acqua e delle falde freatiche.

- La Biowashball è una sfera di lavaggio che rappresenta un’alternativa duratura all’utilizzo della palma da sapone indiana (frutto del Sapindus Mukorossis) il cui uso intensivo è attualmente all’origine di una deforestazione in massa delle foreste dell’India e del Nepal.

La Biowashball è stata inserita nella guida degli ecoprodotti.”

Ho provato la palla con vari tipi di bucato, il primo che ho fatto era composto da t-shirt bianche, camicie maschili ed asciugamani chiari. Uno degli asciugamani era macchiato di sangue. All’uscita dalla lavatrice le magliette e le camicie erano pulite, l’asciugamano aveva ancora gli aloni delle macchie, ma non sono mai riuscita a togliere macchie del genere solo con il detersivo, considerando che i miei lavaggi non superano MAI i 40° C .

Non ho usato ammorbidenti, non ho usato anticalcare, solo le prime volte il 1/5 di detersivo indicato nelle istruzioni. Nelle ultime neanche quello.

Per il bucato normale di due persone adulte che non sporcano in maniera particolare i vestiti, il risultato è paragonabile ai quello ottenuto nei miei bucati con detersivo in acqua tiepida o fredda che faccio da ormai anni.

Ovviamente se si è abituati allo spreco di lavare in acqua calda e si vuole il bianco che più bianco non si può, non si avrà lo stesso risultato, perchè non c’è chimica e non ci sono sbiancanti ottici.

La palla non è in vendita in Italia (tanto per cambiare), l’unico modo per acquistarla è il sito internet che ho indicato, ad un costo di 35€ più 7 di spedizione o tramite eBay.

UPDATE 25 Novembre 2008

Aggiungo qui, dopo un mese di utilizzo, alcune considerazioni.

Per il cotone bianco ho smesso di usare la sola palla. Mi sono resa conto che certi capi di abbigliamento non riuscivano ad essere abbastanza puliti (non bianchi).

Io sto utilizzando una palla per una lavatrice da 5 Kg. Non so se il problema potrebbe essere risolto con due palle, in questo momento alterno o aggiungo del detersivo biologico a tutti i lavaggi che sto facendo.

(Ho fatto un mashup di post)

Ieri Siskaceska, (con Catepol come braccio destro) ha lanciato un contest su halloween. Mi sembra divertente, e quindi parteciperò con una foto che farò venerdì prossimo, alla cena di halloween che ho organizzato.

L’idea della cena è nata qualche anno fa, usiamo halloween come pretesto per trovarci tra amici e fare una cena a base di zucca.

Per riuscire ad organizzarci tra amici finora abbiamo utilizzato giri infiniti di mail o, peggio, giri di sms.  Quest’anno però l’invito alla cena ha cambiato mezzo di comunicazione.

Qualche tempo fa sono tornata su Facebook, che non usavo da mesi, ho trovato e aggiunto i due amici (moglie e marito) quasi 2.0, (fossero un po’ più attivi su certi fronti, vero?) e ho invitato il resto del giro di amici, tutti analogici (mail e poco più) a tentare la strada del social.

Per convincerli ho usato un invito ad un evento. Il primo evento, l’ho creato dopo il giro di inviti in modo tradizionale, come esempio per gli amici invitati.

Quando ho creato il secondo evento, quello della cena, invece, non ho avvertito nessuno. Ho creato un evento privato, ho aggiunto gli amici (presenti, e non, su FB) e poi sono stata ad aspettare. I primi a rispondere sono stati, ovviamente, gli amici “quasi 2.0″ (come la chiamo, la coppia quasi social? :P ) , poi altri hanno accettato e/o si sono registrati su FB. Ora, a parte una coppia, che non si riesce proprio a convincere, siamo tutti su Facebook e ci teniamo in contatto in modo più veloce rispetto a prima. Forse bastava convincerli ad usare la chat per riuscire a comunicare il maniera diretta, ma questo è un piccolo passo per portarli a pensare in maniera diversa il web. Vorrei riuscire a far arrivare l’idea che esistono mezzi migliori per arrivare ad un fine, anche se ludico, basta essere in grado di ottenere dal mezzo solo quello che serve.

P.S. In Facebook non ho trovato nessuno dei miei compagni delle superiori, tutti diplomati ITIS in Informatica, alcuni laureati – sempre in informatica – e molti impiegati in aziende informatiche o ced. Penso, quindi, che non ci siano dubbi che la mia è proprio una generazione analogica, difficile da convincere ai cambiamenti, gli anni 80, l’amiga e il commodore non sono bastati a far capire che bisogna continuare ad evolvere e non rimanere ancorati al mondo circoscritto delle proprie conoscenze.

Pausa pranzo, dal lavoro a casa, 10 minuti di strada.

Esco dal comune e sono su una extraurbana. Vado ai 90 all’ora. Dietro ho un tizio che scalpita. Non può superare perché c’è traffico e quindi tenta di forzarmi stando attaccato al mio paraurti e visto che ho una smart è come averlo su un sedile posteriore. Arriviamo al cartello del comune successivo, io rallento fino ad arrivare ai 50, anche perché, più avanti c’è la scuola e la vigilessa che controlla. Magari mi supera e si prende una multa. Peccato, se ne è accorto anche lui…

Vado avanti, seguo la mia strada e ad un incrocio mi taglia la strada uno che neanche l’ha visto lo stop, figurarsi pensare solo di fermarsi. Gli faccio un colpo di abbaglianti e lui per tutta risposta accelera e supera il cartello dei 50 ad una velocità approssimamente doppia, arriva ad una rotatoria dove c’è un grande cartello giallo che indica una deviazione, non si accorge del cartello e gira in tondo a tutta velocità un paio di volte prima di capire da che parte andare.

Sono quasi arrivata a casa, ma c’è un’altra scuola. Quella della mia frazione. Ci sono 5000 abitanti in questa frazione e percorrerla a piedi da una parte all’altra costa circa 20 minuti. Ma tutti i genitori sono lì con l’auto, anche la mia vicina che tiri fuori e dentro l’auto dal garage solo per accompagnare il figlio, con la scusa della bimba piccola che deve portarsi avanti e indietro. Poi, però, per evitare di fare 20 metri in più, invece di mettersi con l’auto davanti alla scuola la lasciano con le 4 frecce in mezzo alla strada, così poi sono già nella direzione giusta per tornare a casa.

Eccomi, sono a casa, il mio vicino ha parcheggia la sua auto a 7 posti al limite delle curva, come sempre, così chi entra ed esce dalla via può provare l’ebbrezza di un quasi frontale. Parcheggio nel mio posto ed entro nella palazzina.

Perché io sono con l’auto? Perché non esiste un mezzo pubblico che arriva al mio ufficio e usare la bici è giocare con la vita.

Ogni mattina mi sveglio con un post in testa.Poi arrivo in ufficio e leggo che qualcun altro ha scritto qualcosa di simile. Comincio a scrivere, ma mi sembra di dare l’impressione di ispirarmi a qualcosa di già detto perché non capace di qualcosa di mio e quindi lascio perdere.

Cosa scrivere sul blog è qualcosa di cui hanno parlato in molti, mi sono posta anche io il problema, non ho una professionalità che mi permette di scrivere qualcosa di specifico, anche le opinioni in merito a certi argomenti mi sembrano ben poca cosa rispetto a chi ne sa qualcosa in più di me. Posso solo parlare delle mie esperienze personali.

Poi Dania, giovedì scorso, ha chiesto: “Nel web 2.0 è meglio la megalomania, il vittimismo, l’autoironia o una quarta di reggiseno?” Non sono megalomane, non faccio (quasi mai) la vittima, non sono autoironica. Questo vuol dire che per avere un po’ di successo devo pubblicare foto dei miei reggiseni?

Contenuti e contenitori

In questo periodo non trovo ispirazione per i contenuti, quindi mi sto interessando ai contenitori.

Ho replicato il blog sul portatile. Ho utilizzato EasyPHP e ho fatto la mia prima installatazione di WordPress. Ora mi sto dedicando ai temi, poi arriverò ai plugin.

Dovrei anche studiare un po’ di PHP, tanto per capire. Forse qualcosa si muove là fuori e io devo essere pronta ad afferrarlo.

In colpevole ritardo, mi sono messa a guardare la seconda stagione di Dexter.
Sono arrivata al settimo episodio.
Ed è stato per me una rivelazione.
Non tanto per la storia, che comunque è formidabile, quando per la colonna sonora.

Chopin

Ho una musicassetta dei Notturni da qualche parte, in cantina.
E’ stata la colonna sonora di tante mie giornate di studio alle superiori.
Non so come ho fatto a dimenticarlo.
Chopin è la musica giusta per questo periodo.
I Notturni portano a una calma interiore, quella che serve per affrontare queste giornate di nulla.

A volte le soluzioni arrivano da dove meno te l’aspetti

Occasioni d’autunno

A me l’autunno piace.

Non sono persona da sole-mare. Non mi sono mai esposta al sole, volutamente, que’estate. Le mie ferie estive sono state a Berlino, dove la temperatura massima è stata di 25° e mi sarebbe andato anche bene a saperlo prima (che mi attrezzavo meglio).

Quindi adesso dovrei essere nella mia fase positiva.

Coprire di più il corpo, poter indossare scarpe chiuse con il tacco (che con il caldo i piedi si gonfiano), portare maglioni avvolgenti, son tutte cose che aspetto all’arrivo di settembre e mi gusto con calma.

Ma quest’anno, anche se tento di assaporarlo, l’amarezza che ho dentro mi fa desiderare solo una cosa, che arrivi il prossimo momento in cui, invece dei soliti 5 giorni lavorativi, ci sia una pausa che mi permetta di riprendere il mio ritmo naturale.

E in questa fine d’anno di pause ne potrei fare quante ne vorrei, peccato abbia già consumato le ferie. Così in un complesso intreccio di permessi e ferie sposto le poche ore rimaste per riuscire a fare più giorni possibili.

Uno dei giorni che assolutamente prenderò sarà il 21 Novembre, per andare al RomeCamp, io mi sono divertita alla blogfest e, ora che ho qualche contatto in più, mi piace l’idea di rividere un po’ di persone.

Sarà una tirata anche perchè il sabato sera probabilmente dovrò andare a Pescara e tornare da lì la domenica, ma l’idea mi piace molto e un modo per evitare di intristirmi è cercare di organizzare il giro in modo da riuscire a fare tutto.

Update di servizio - Probabilmente faremo tutto il percorso in macchina, vista la triangolazione da fare, siamo in due, dormiamo a Roma, poi il sabato mattina lui va a Pescara e io resto a Roma per la giornata per poi raggiungerlo la sera (devo ancora capire con quale mezzo). Sabato notte tutti e due dormiamo a Pescara e domenica pomeriggio torniamo a casa.

Per l’andata ci sono i posti dietro disponibili se a qualcuno serve un passaggio.

Bianco

Dopo 5 giorni di lavoro i miei pensieri sono completamente sbiancati. Se provo a pensare un po’ di più la testa pulsa di un dolore sordo. Faccio quello che devo fare senza averne la piena coscienza. C’è un interruttore che si posiziona su OFF ogni volta che varco quella porta in ingresso.

Niente di niente.

Non so cosa farò da grande

Spezzare le ferie tra giugno, agosto e settembre mi ha aiutato a passare l’estate in maniera quasi indolore e arrivare all’ultima parte dell’anno, quella che, sembra deciderà delle sorti mie e dei miei colleghi. 

Ormai sono anni che ormai il mio lavoro non mi piace più, forse troppo “tradizionale” rispetto al mondo che c’è “fuori”. Io sono un programmatore nel senso classico del termine, applicazioni client che usano il web solo come canale di comunicazione verso il server dei dati. E in un ambiente di lavoro come il mio le nuove tecnologie sono snobbate, se non addirittura vietate perchè non confromi alle poliche aziendali.

Per l’azienda però il mio lavoro non è più remunerativo, in quanto i costi italiani sono maggiori di quelli degli sviluppatori in aree emergenti e quindi potremmo a finire a fare quello che fa la maggior parte dei mie colleghi di altre sedi, diciamo generalmente un body rental. 

Io, a quasi 40 anni, non ho nessuna voglia di cominiciare ad andare in giro da clienti per tutta la settimana, partendo dalla mia piccola città. Ma non ho molta scelta, viste le proposte che ci sono in giro e le mie competenze in realtà limitate ad una piccola parte di quelle che sono le tecnologie informatiche. E’ anche vero che 7 anni fa sono stata traumatizzata da un’esperienza di 6 mesi a scrivere logiche per siti con ColdFusion e da allora ho sempre detto che la programmazione web non fa per me. 

Alla fine di tutto questo c’è che devo fare qualcosa per cercare di capire cosa voglio fare da grande. E non ne ho nessuna idea…

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