(Ho fatto un mashup di post)
Ieri Siskaceska, (con Catepol come braccio destro) ha lanciato un contest su halloween. Mi sembra divertente, e quindi parteciperò con una foto che farò venerdì prossimo, alla cena di halloween che ho organizzato.
L’idea della cena è nata qualche anno fa, usiamo halloween come pretesto per trovarci tra amici e fare una cena a base di zucca.
Per riuscire ad organizzarci tra amici finora abbiamo utilizzato giri infiniti di mail o, peggio, giri di sms. Quest’anno però l’invito alla cena ha cambiato mezzo di comunicazione.
Qualche tempo fa sono tornata su Facebook, che non usavo da mesi, ho trovato e aggiunto i due amici (moglie e marito) quasi 2.0, (fossero un po’ più attivi su certi fronti, vero?) e ho invitato il resto del giro di amici, tutti analogici (mail e poco più) a tentare la strada del social.
Per convincerli ho usato un invito ad un evento. Il primo evento, l’ho creato dopo il giro di inviti in modo tradizionale, come esempio per gli amici invitati.
Quando ho creato il secondo evento, quello della cena, invece, non ho avvertito nessuno. Ho creato un evento privato, ho aggiunto gli amici (presenti, e non, su FB) e poi sono stata ad aspettare. I primi a rispondere sono stati, ovviamente, gli amici “quasi 2.0″ (come la chiamo, la coppia quasi social?
) , poi altri hanno accettato e/o si sono registrati su FB. Ora, a parte una coppia, che non si riesce proprio a convincere, siamo tutti su Facebook e ci teniamo in contatto in modo più veloce rispetto a prima. Forse bastava convincerli ad usare la chat per riuscire a comunicare il maniera diretta, ma questo è un piccolo passo per portarli a pensare in maniera diversa il web. Vorrei riuscire a far arrivare l’idea che esistono mezzi migliori per arrivare ad un fine, anche se ludico, basta essere in grado di ottenere dal mezzo solo quello che serve.
P.S. In Facebook non ho trovato nessuno dei miei compagni delle superiori, tutti diplomati ITIS in Informatica, alcuni laureati – sempre in informatica – e molti impiegati in aziende informatiche o ced. Penso, quindi, che non ci siano dubbi che la mia è proprio una generazione analogica, difficile da convincere ai cambiamenti, gli anni 80, l’amiga e il commodore non sono bastati a far capire che bisogna continuare ad evolvere e non rimanere ancorati al mondo circoscritto delle proprie conoscenze.








